Copertina del libro Pappagalli verdi di Gino Strada

Gino Strada è morto.
“Il nostro amato Gino è morto questa mattina”. Si legge così sui social di Emergency, l’associazione umanitaria fondata da lui e sua moglie Teresa Sarti. (clicca qui per saperne di più)
C’è sempre una sorta di difficoltà nel comunicare quando qualcuno non c’è più. Raramente si annuncia dicendo che “è morto”, più comunemente si usano modi più sottili per dirlo: “è venuto a mancare”, “ci ha lasciati”, “ci ha salutati per sempre”, “non c’è più”, “rip”, “insegna agli angeli quello che sai fare”, etc.
Per chi però la morte l’ha sempre guardata in faccia e l’ha affrontata mille volte, si può solo dire “è morto” per rendergli veramente onore.


Gino Strada ha insegnato qualcosa a tutti. A me ha insegnato a non giudicare situazioni che avvengono a mille chilometri di distanza senza sapere. Mi ha fatto conoscere tutta la disperazione che la guerra porta.
Ho letto il suo libro Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra che avevo meno di 18 anni. Era il periodo in cui si sentiva forte la necessità per i giovani della mia età di impegnarsi politicamente per invertire la tendenza.
A pochi giorni dal compimento dei miei 38 anni posso dire che non sempre ci siamo riusciti, anzi forse in troppi si sono chiusi in un elitarismo che ha permesso al populismo di alimentarsi.

Tornando a Pappagalli verdi, quel libro mi ha aperto gli occhi sulla guerra. A scuola leggi sui testi quello che è successo nei primi 50 anni del ‘900, ma non entri mai nel vero significato della guerra. Forse puoi farlo con letture indipendenti, penso ad alcuni autori del neorealismo, ma anche lì c’è un pudore nel racconto.
Gino Strada è stato “spudorato” nella sua accezione positiva. Ha alzato il velo, ha umanizzato gli effetti della guerra.
Ha permesso a tante persone di capire l’orrore generato dalla sete di potere, ma soprattutto che la ricerca di una vita migliore spinge molte persone a vivere anni di stenti in attesa del viaggio in mare. Nessuna crociera come qualcuno vuol far credere.

Grazie a Gino Strada mi sono avvicinata a una “letteratura realista”. (clicca qui per conoscere alcuni libri)
Ho letto storie di chi ha vissuto la guerra, di chi è riuscito ad attraversare il mare e trovare una vita migliore, di chi non ce l’ha fatta. Ho letto la disperazione di chi non vede riconosciuti i propri diritti, di donne trattate come animali, di bambini e, troppo spesso, bambine costretti a un futuro senza futuro, di chi è stato punito per aver alzato la testa, di chi ha creduto in un mondo migliore. Gino Strada mi ha insegnato a guardare oltre ciò che si vede. Ha insegnato senza farlo.

Gino Strada ha raccontato la realtà e permesso, a chi voleva, di conoscere qualcosa di quel mondo che sembra così distante da noi.
Se non avete letto Pappagalli verdi fatelo, perché sapere di cosa si parla è sempre meglio di parlarne per sentito dire.

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