
Ho scritto un libro e prima di questo articolo, su questo blog non ce ne era traccia. Certamente, non posso farmi una recensione da sola, ma posso raccontarvi le emozioni che si provano a passare da lettrice ad autrice.
Il mio libro si intitola “La Storia dell’AS Roma Femminile” (puoi acquistarlo qui) e ripercorre la storia della squadra di calcio, dalla nascita nel 2018 fino allo Scudetto. Per me, testimone diretta di quanto vissuto, però non è stato un semplice esercizio di cronaca. Il mio obiettivo era accompagnare il lettore in un racconto, come in un romanzo, cercando di descrivere, anche a chi fosse totalmente digiuno di calcio femminile, il percorso e le storie che hanno caratterizzato quei momenti.
Le fasi della scrittura
Ho sempre desiderato scrivere un libro, ma qualcosa mi ha sempre frenata.
Da lettrice, so perfettamente che ci sono più autori che lettori, la produzione editoriale è molto attiva, ma non sempre è di qualità.
Quando l’editore mi ha proposto di raccontare questa storia, mi è sembrato un atto coraggioso. Primo perché l’investimento nel calcio femminile e in tutto ciò che ruota intorno a esso è sempre molto limitato e continua a esserlo. In secondo luogo, perché sarebbe stato un modo di raccontare il viaggio nell’abbattimento del pregiudizio. Un viaggio che ho vissuto in prima persona, un viaggio, mi sento di dire, non ancora terminato. Da un lato, perché troppo legato alla percezione culturale della donna nella società, da un altro punto di vista perché per crescere bisogna anche avere il coraggio di distruggere.
Nel corso della scrittura de “La Storia dell’AS Roma Femminile”, per me il focus è stato chiaro da subito. Ho stabilito una scaletta, ho realizzato delle interviste a protagoniste e protagonisti e da lì sono partita con il mio racconto, fatto di aneddoti esclusivi e sentimenti vissuti. Al centro c’era la Roma e tutto ciò che l’aveva fatta crescere fino ad arrivare a un traguardo storico.
Ci sono voluti quattro mesi per concluderlo, ma il momento più difficile è stato proprio chiuderlo. Ho scritto la fine prima dell’ultimo capitolo. Mano a mano che il racconto procedeva, il mio pensiero fisso era diventato come chiudere il libro.
Raccontare il passato e guardare al futuro
Non potevo terminare semplicemente con la fine della storia, per due motivi. Quella storia era appena iniziata, ma soprattutto ogni evoluzione passa per un distacco. Lasciare andare una parte di quello che è stato, per salire al livello successivo.
Io volevo chiudere il libro puntando l’attenzione sulla fase successiva, quella più difficile. Quella in cui devi renderti conto che sei solo al punto di partenza. Spesso si usa la metafora della farfalla, per parlare di rinascita e cambiamento. La trasformazione vive tre fasi: bruco, crisalide e farfalla. Ognuna di essa, fa parte del percorso di crescita e ogni fase ha delle caratteristiche che la rendono unica.
Nel mio libro, io ho raccontato il passaggio da bruco a crisalide, l’ingresso in quella fase in cui anche il buio e la crisi di identità diventano fase di rinnovamento. Per questo la mia conclusione voleva descrivere la farfalla che in pochi vedevano, pensando che si fosse raggiunto già uno status evolutivo di cui andare fieri.
Oggi, dopo tre anni dall’uscita del libro, si parla di contrazione dell’attenzione e degli investimenti per il calcio femminile. Semplicemente ci siamo accontentati di essere crisalidi, pensando di essere già farfalle.
Chissà se avrò ancora la possibilità, il tempo e le idee giuste per scrivere ancora. Il mio sogno, da sempre, sarebbe scrivere un romanzo, ma poi penso che non riuscirei a raccontare qualcosa che nasce solo dalla mia fantasia.
La passione per le storie vere e la ricerca per raccontarle al meglio fa parte del mio percorso professionale. Quindi mi piace pensare che un altro libro arriverà, quando ci sarà una nuova storia da raccontare e nel mentre “La Storia dell’AS Roma Femminile” resterà a incorniciare un momento per sempre.

